Ciampino '09Oh, mio signore don Chisciotte, gli spiriti meschini, ai quali la meschinità turba l’intelletto, intesero tutto all’opposto di quel che intendevo io. È ben triste che la gente non debba mai capire nulla a diritto, e per difetto di cuore assai più che per difetto d’intelligenza; tu m’hai convinto come sia pericoloso predicar saggezza tra certi spiriti aridi come sughero; tu m’hai insegnato quanto male venga dall’ammonire ad esser pratici uomini che hanno propensione per il più gretto materialismo, anche quando lo travestono da spiritualismo cristiano.
Contagiami della tua follia, don Chisciotte mio; contagiamene interamente. E poi, vengan pure a chiamarmi superbo o come altro vogliono. Non voglio correr dietro all’utile che essi inseguono. Essi cercano l’utile in questa vita peritura e s’addormentano cullandosi nell’abitudinaria credenza nell’altra; me, don Chisciotte, lasciami combattere con me stesso; lasciami soffrire!
Si tengan care le loro aspirazioni a divenire deputati provinciali; a me dà invece il tuo Clavilegno, e lascia che, anche senza staccare i piedi dal suolo, sogni di salir in groppa ad esso nei cieli imperituri dell’aria e del fuoco.
Se tu sapessi come soffro, don Chisciotte mio, tra questi tuoi compaesani, la cui riserva di eroica follia ti sei portato via tutta, lasciando loro unicamente la petulante presunzione che ti portava alla rovina… Se tu sapessi come disdegnano, dall’alto della loro stupida e insultante vanità, ogni ardore spirituale, ogni anelito di vita intima! Se tu sapessi con quanta asinina gravità ridono delle ingenuità di quella che giudicano follia e si prendono spasso di quelle che paion loro stravaganze! Oh, don Chisciotte mio, che superbia, che stupida superbia è la superbia silenziosa di questi bruti che chiamano paradosso tutto ciò che non esiste già perfettamente catalogato ed etichettato nel loro cervello, e definiscono smania di originalità ogni volo dello spirito! Per loro non esistono lagrime brucianti versate in silenzio, nel silenzio del mistero, poiché questi barbari credono fermamente d’avere risolto tutto; per loro non esistono inquietudini dell’anima, poiché ritengono d’esser nati già in possesso della verità assoluta; per loro non ci sono che dogmi e formule e ricette. Hanno tutti quanti anime di baccelliere.
Miguel de Unamuno, Vida de don Quijote y Sancho
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